Quanto dura una terapia breve strategica?
Rispetto ad altri modelli di psicoterapia denominati a lungo termine (durata media di un ciclo completo 1-4 anni) la terapia breve strategica fa parte dei cosiddetti "modelli brevi" (durata media di un ciclo completo 3-6 mesi oppure 10-12 sedute). Generalmente, in terapia breve i primi risultati sono già visibili sin dalle prime sedute. E' prassi dello psicoterapeuta strategico verificare costantemente l’efficacia del trattamento in linea con l’obiettivo stabilito assieme al paziente.
Che cadenza hanno gli incontri?
Nella prima fase del trattamento, gli incontri sono a cadenza settimanale o quindicinale. Appena ottenuto il primo sostanziale miglioramento, si passa ad un incontro ogni tre settimane, per permettere alla persona di sperimentare nella propria vita quotidiana le ritrovate risorse e capacità, azzerando il rischio della dipendenza dalla figura del terapeuta. A soluzione raggiunta, la terapia si conclude con 3 sedute di controllo (follow-up) a distanza di 3, 6 e 12 mesi per verificare nel tempo il mantenimento del risultato.
Quanto dura una seduta?
La durata di una seduta strategica non è mai predeterminata, ma varia di volta in volta a seconda delle diverse esigenze della persona in terapia, della fase del trattamento in cui si trova e del tipo di problema presentato. Comunque, in media può variare da 20 a 60 minuti massimo.
La terapia breve strategica dà risultati duraturi nel tempo?
Come emerge chiaramente dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, la presenza di ricadute è minima. I risultati delle ricerche effettuate su migliaia di casi trattati con la terapia breve strategica negli ultimi decenni (in Italia e all'estero) hanno mostrato non solo un'elevata efficacia dell'intervento valutata alla fine del trattamento, ma anche la stabilità dei risultati nel tempo.
La terapia breve strategica prevede l'utilizzo di farmaci?
La terapia breve strategica è un intervento di tipo psicoterapeutico e, come tale, non prevede l'ausilio di farmaci. Qualora il paziente arrivasse in terapia con una cura farmacologica in corso, si suggerirà di proseguire con questa seguendo le indicazioni del proprio medico o psichiatra. A problema risolto lo psicoterapeuta provvederà a contattare il collega medico per valutare la possibilità di ridurre, nel tempo e nelle dosi, l'assunzione del farmaco.
Vorrei iniziare una terapia ad approccio breve strategico e conosco già alcune tecniche. Conoscere le tecniche può in qualche modo ostacolare il mio percorso terapeutico?
Conoscere già alcune delle manovre strategiche non rappresenta un ostavcolo ai fini dell'efficacia dell'intervento. Nella maggioranza dei casi, essere già a conoscenza del tipo di impegno che una terapia strategica richiede o dell'effetto che alcune tecniche possono sortire, può anche facilitare o accelerare il risultato.
Credo che un mio familiare abbia dei problemi che potrebbero essere risolti con una psicoterapia strategica, ma non vuole rivolgersi ad uno specialista. Cosa posso fare?
Molto spesso le persone che presentano determinati tipi di problemi, ad esempio disordini alimentari o particolari difficoltà relazionali, rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo fondamentale e determinante nel trattamento del disturbo. In queste situazioni il terapeuta strategico è solito fare un primo incontro con i familiari, o con altre persone che sono vicine a colui che manifesta il problema, e valutare con loro cosa sia possibile fare per intervenire. Il terapeuta strategico potrà quindi dare indicazioni su come cercare di coinvolgere il "portatore del disturbo" nella terapia, oppure dare indicazioni concrete ai familiari su come comportarsi relativamente alla persona e al disturbo in questione, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta. In seguito a questo intervento può capitare che il "paziente designato" decida di entrare in terapia in un secondo momento; negli altri casi la terapia procede solo in maniera indiretta.
La terapia strategica da risultati duraturi?
La terapia breve strategica è in grado di eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali (ossia ciò che che genera il disagio) e di cambiare il modo attraverso il quale la persona percepisce la propria realtà personale e interpersonale.
L'obiettivo è quindi quello di produrre dei rapidi cambiamenti nella percezione della realtà della persona e non solo nelle sue reazioni comportamentali, in modo da spostare il suo punto di osservazione dalla posizione originaria, rigida e disfunzionale, ad una prospettiva più elastica e con maggiori possibilità di scelta. Questo porterà ad un conseguente cambiamento anche delle sue modalità comportamentali e delle sue cognizioni. La Terapia Breve Strategica non rappresenta quindi una terapia puramente sintomatica, ed è proprio per questo che, una volta risolto il problema portato in terapia, non possono emergere sintomi sostitutivi.