Stalking, molestie assillanti: ora sono punibili

Nel 2004 mi sono dedicato al fenomeno dello stalking, conosciuto anche come "sindrome del molestatore assillante". Ripropongo oggi l’articolo aggiornato alla luce della recente approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri.

Introduzione

Lo stalking, definito anche “molestia insistente” o “sindrome del molestatore assillante”, è un complesso pattern comportamentale caratterizzato dalla ripetuta imposizione di contatti e/o comunicazioni sgradite alla vittima, tali da suscitare in essa preoccupazione. Lo stalking comporta molestie che hanno una continuità nel tempo e che possono compromettere il funzionamento sociale e il benessere psicologico della vittima.

Definizione

Il termine stalking, coniato nel 1997, deriva dal verbo inglese to stalk – fare la posta, cacciare in appostamento – ripreso dall’attività venatoria. Il fenomeno dello stalking è caratterizzato da un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi, di sorveglianza e controllo, di ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una “vittima” scelta. Data l’impossibilità di trovare una definizione univoca di stalking si ritiene utile riportare alcune delle principali definizioni. Meloy (1998), nei sui studi condotti in ambito psichiatrico e forense, definisce lo Stalking come “…un comportamento ostinato e reiterato di persecuzione e molestia nei confronti di un’altra persona”. Secondo P. Tjaden e N. Thoennes (1998) “Lo stalking si riferisce generalmente al comportamento molesto o minaccioso che un individuo adotta in maniera ripetitiva, come il seguire una persona, comparire in casa sua o nel suo posto di lavoro, compiere molestie telefoniche, lasciare regali, messaggi scritti, danneggiare le proprietà della vittima. Queste azioni possono essere o non essere accompagnate da una seria minaccia di concreto pericolo e possono, o non possono, essere precursori di una aggressione o un omicidio”. Mullen e altri (1999), definiscono lo Stalking come una costellazione di comportamenti riguardanti tentativi ripetuti e perduranti di ricercare comunicazione e/o contatto nei confronti di un persona non consenziente. I tentativi di comunicare possono essere: telefonate, lettere, e-mail ma anche scritte sui muri. Tali tentativi hanno lo scopo di stabilire un contatto con la vittima e allo stesso tempo sorvegliarla. Comportamenti associati possono essere la consegna indesiderata di doni o omaggi floreali, minacce e danni alla proprietà. Sintetizzando, le caratteristiche principali del fenomeno sono:

  • la presenza di un attore o Stalker che instaura nei confronti di un individuo-bersaglio un’intensa relazione affettiva idealizzata;
  • la ripetività e la persistenza nel tempo di alcuni comportamenti aventi carattere di controllo, ricerca di contatto e comunicazione;
  • la percezione soggettiva di minaccia avvertita dalla vittima che vive tali comportamenti come intrusivi e non graditi. Lo stalker compie azioni  percepite dalla vittima come intrusive, cioè che violano la privacy.

Nascita del fenomeno e legislazioni vigenti

Le prime vittime sono personaggi pubblici e del mondo dello spettacolo (Sharon Stone, Jodie Foster, Nicole Kidman, Steven Spielberg). Studi epidemiologici dimostrano che il target è invece molto più ampio e variegato:  le  più colpite sono donne , i molestatori spesso sono ex-partner o potenziali partner rifiutati.

Il fenomeno dello Stalking come oggetto di studio nasce in seguito a ricerche condotte principalmente negli Stati Uniti, in Canada, Australia e Regno Unito. Ciascun paese adotterà specifiche misure, legislazioni e procedure anti-stalking).

In breve:

Stati Uniti, il problema è particolarmente sentito. E’ la giurisprudenza americana ad affrontare per prima ed in maniera specifica il problema. La prima legge nazionale contro lo stalking è stata introdotta in California nel 1990. Nel 1995 tutti i 50 stati e il Distretto di Colombia arrivano ad approvare una specifica legislazione anti-stalking. La legislazione vigente in alcuni stati prevede che oltre alle molestie sia presente una “minaccia credibile” (definita come una minaccia verbale o scritta di violenza fatta dal persecutore alla vittima), e che sia verosimile che il persecutore intenda e abbia la possibilità di attuare tali minacce. Alcune leggi statali specificano come necessario un “tipo di condotta” in cui il persecutore “consapevolmente, intenzionalmente e ripetutamente” metta in atto una serie di azioni (come mantenersi in prossimità o esprimere minacce verbali o scritte) dirette ad una specifica persona, che non servono ad uno scopo legittimo e che “allarmano, molestano o suscitano in una persona ragionevole paura o disagio emotivo”. Alcuni Stati, se manca l’elemento di minaccia esplicita, prevedono pene e provvedimenti meno gravi per il crimine o lo trattano alla stregua di semplici “molestie” (Saunders, 1998). Nonostante alcune differenze di sostanza tra le leggi approvate nei diversi stati, sono presenti degli elementi comuni:

  • la definizione di uno specifico e univoco pattern comportamentale definibile come stalking;
  • i provvedimenti richiedono l’accertamento della presenza di minacce implicite o esplicite;
  • l’esigenza di accertare che il sentimento di paura esperito dalla vittima sia una diretta conseguenza di comportamenti adottati dal persecutore.

Nel Criminal Code of Canada è considerato delitto di molestia criminale (criminal harassment) “molestare intenzionalmente o imprudentemente un’altra persona in ciascuno di questi modi: • seguendo o comunicando direttamente o indirettamente con quella persona o suoi conoscenti; • sorvegliando i luoghi dove quella persona o un suo conoscente risiede, lavora o si trova ad essere; • mettendo in atto condotte minacciose di qualsiasi tipo dirette a quella persona o a suoi familiari, tali da indurre la persona stessa a temere ragionevolmente per la sua sicurezza”.

Nel 1997 nel Regno Unito è stato introdotto il Protection from Harassment Act. L’atto prevede che “una persona non deve attuare una condotta che sa o che dovrebbe sapere essere causa di molestia ad un’altra. Se una persona ragionevole in possesso delle medesime informazioni può concludere che la condotta dell’imputato corrisponde a molestia, si può ritenere che il crimine sia stato commesso. Occorre inoltre dimostrare che l’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere che la sua condotta avrebbe causato timore di violenza nella vittima”. Per integrare la fattispecie punibile in presenza di semplice abuso verbale è necessario che gli atti di molestia siano ripetuti almeno due volte. Invece in presenza di altre condotte, come mandare doni o omaggi floreali, la soglia di punibilità è più alta (Parrott, 2000).

La legislazione Australiana prevede come misura cautelativa nei confronti della vittima la possibilità di emanare provvedimenti inibitori (intervention/protective or restraining orders) ingiungendo al molestatore, per esempio, di non entrare in un’area geografica definita attorno all’abitazione della vittima, pena l’aggravante del reato o l’esecuzione dell’arresto e/o la fine della sospensione condizionale di una pena detentiva per stalking già giudicata, anche se il reato è stato consumato senza minacce esplicite o atti violenti.

In Italia

18 giugno 2008. Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha presentato insieme al collega della Giustizia, Angelino Alfano, che punisce chi si rende colpevole di «minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella vittima un perdurante stato di ansia o paura.

Disegno legge sugli atti persecutori. Esso predispone le misure contro gli atti persecutori, introducendo nel codice penale la fattispecie del reato di stalking (art. 612 bis c.p.). E’ prevista la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da – cagionare un perdurante e grave stato di ansia; – cagionare un perdurante e grave stato di paura; – ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria; – ingenerare un fondato timore per l’incolumità di persona al medesimo legata da relazione affettiva; – costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. Circostanze aggravanti sono: – la commissione del reato ad opera del coniuge legalmente separato; – la commissione del reato ad opera del coniuge divorziato; – la commissione del reato ad opera di persona che sia stata legata da relazione affettiva; – l’essere, il soggetto passivo, un minore (pena aumentata fino alla metà); – il ricorrere delle circostanze aggravanti di cui all’art. 339 c.p. (pena aumentata fino alla metà). Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo la procedibilità d’ufficio ove ricorrano le menzionate aggravanti e qualora sia connesso con altro delitto per il quale si debba procedere d’ufficio.

Inquadramento psicologico

Contemporaneamente agli studi in ambito forense e alle proposte di intervento a carattere legale, anche la ricerca clinica ha trovato la sua espressione facendo nascere diversi filoni di ricerca. I primi studi si sono concentrati sulla modalità comportamentale agita (stalking) in relazione alla psicologia o psicopatologia del molestatore. Altre ricerche hanno avuto come focus d’attenzione l’impatto psicologico dello stalking sulle vittime. In ultima istanza, hanno trovato posto studi riguardanti l’utilizzo di misure terapeutiche utili per la vittima e per il recupero dello stalker. Uno tra i più importanti contributi riguarda la classificazione dello stalker. L’utilizzo di categorie può rivelarsi utile per:

  • comprendere come opera uno stalker;
  • creare linee guida funzionali alla comprensione del comportamento di molestia, alla sua durata e al rischio di una escalation del comportamento aggressivo;
  • per la definizione di una strategia efficace d’intervento (Mullen, Pathé, Purcell, 1999).

I criteri di classificazione della tipologia di stalker si basano su:

  • relazione tra vittima e persecutore (conoscenza sul posto di lavoro, conoscenza attraverso l’uso delle nuove tecnologie, ex-partner);
  • caratteristiche della vittima (celebrità/sconosciuto) (Holmes, 1999);
  • le motivazioni dello stalker (vendetta, amore, rifiuto ecc.) (Mullen, 1999).
  • caratteristiche psicologiche dello stalker (Meloy, 1998).

E’ importante sottolineare che il ricorso all’uso di una tipologia è a puro scopo esemplificativo. Infatti accade di frequente che in ambito di ricerca si tenda ad utilizzare e miscelare più variabili appartenenti alla stessa tipologia. Uno degli elementi più utili a guidare la comprensione del fenomeno nasce nella dinamica relazionale stalker-vittima, ovvero il tipo di rapporto tra il persecutore e la vittima precedente l’inizio delle molestie. Harmon e altri (1995) hanno proposto una classificazione biassiale accoppiando la preesistente relazione (personale/intima, professionale come fruitore di servizi, lavorativa, indiretta attraverso i media, semplice conoscenza) al sentimento predominante nello stalker per la vittima (affezionato/amoroso o persecutorio/rabbioso). Davis e Chipman (1997), elaborando la tipologia di Zona e altri (1994), hanno pubblicato una classificazione comprendente sette gruppi di stalkers che presenterebbero un rischio crescente di violenza per la vittima. Nel loro schema, mano a mano che nelle varie classi aumenta il grado di precedente conoscenza con la vittima, aumenta la probabilità di violenza e diminuisce la gravità del disturbo mentale del molestatore. Mullen e altri riportano invece una classificazione che si basa sulla motivazione e sul contesto:

  • il rifiutato: può mettere in atto il proprio comportamento persecutorio in seguito all’abbandono o presunto abbandono del partner. La motivazione primaria può essere la riconciliazione oppure la vendetta. E’ frequente però che egli porti avanti entrambi gli obiettivi e che passi dall’uno all’altro a seconda del contesto. E’ ritenuta una delle forme più persistenti di stalking. Il rifiutato ha consapevolezza del fatto che minacce, insistenze, pedinamenti, aggressioni, denunce e rappresaglie, hanno l’effetto di peggiorare il rapporto con l’oggetto amato, tuttavia non desiste, anzi, da’ vita ad una sorta di escalation che ha l’effetto di produrre nella vittima, reazioni sempre più negative e nello stalker, uno stato di inquieta eccitazione accompagnata da un desiderio crescente di rivalsa. Il rifiutato può lamentarsi del fatto che la relazione è sempre stata insoddisfacente e può attribuire all’ex-partner caratteristiche negative, tuttavia non riesce a separarsi dall’oggetto d’amore. La persecuzione, in questo caso, diventa un reiterare la relazione, la cui perdita è percepita come troppo minacciosa. Ad essa sono legate emozioni e desideri irrisolti che risalgono molto spesso all’infanzia. C’è chi vive la fine di una relazione come una umiliazione tanto grave da distruggere la propria autostima e chi, avendo investito tutte le proprie speranze e aspettative in un partner da cui è totalmente dipendente, ha l’impressione di perdere una parte fondamentale di sé;
  • il risentito: è quello che vuole vendicarsi di un danno o di un torto subito spaventando la vittima e danneggiandola in vari modi. Il risentito segue un piano punitivo e considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae sensazioni di potere e controllo che rinforzano la condotta molesta. Può soffrire di un Disturbo di Personalità, generalmente di tipo paranoide. Nonostante l’alta frequenza di minacce in questo gruppo, il rischio effettivo di violenza fisica è basso;
  • il molestatore in cerca d’intimità: questo stalker ricerca un rapporto intimo (d’amicizia o d’amore, quest’ultimo non necessariamente sessuale o romantico, ma anche materno o fraterno) con un partner idealizzato. La relazione idealizzata dovrebbe risolvere un dilemma centrale della sua vita ad esempio quello della solitudine, della mancanza di una relazione fisica o emotiva stabile con un’altra persona. Molti di questi individui nutrono la convinzione che i loro sentimenti siano cambiati e che l’altro debba essere aiutato a superare qualche problema, concreto o affettivo, che lo blocca. Da un lato, possono riconoscere nel partner delle qualità umane uniche e, dall’altro, rimproverargli di non saper dimostrare o ascoltare i propri sentimenti, di averne paura, di essere insensibile e crudele. Per mantenere nel tempo un attaccamento nei confronti di qualcuno che non risponde positivamente alle continue attenzioni e modalità di approccio bisogna reinterpretarne continuamente i feedback, un’attività che nel molestatore in cerca d’intimità assorbe la maggior parte delle sue risorse psichiche;
  • l’incompetente: egli non riesce ad entrare in sintonia con il partner desiderato data la propria incapacità di relazionarsi con l’altro. I suoi tentativi di corteggiamento sono grezzi ed esplicite e l’ignoranza o il disprezzo per le convenzioni sociali rende i suoi sforzi vani e motivo di grande preoccupazione per la vittima. Spesso ha scarse competenze sociali o è intellettualmente limitato. Rispetto ad altri tipi di stalker, le sue molestie durano meno nel tempo ma sono molto frequenti casi di recidiva;
  • il predatore: lo stalker predatore spia e pedina la vittima al fine di preparare un attacco, di solito una violenza sessuale. Per raggiungere l’obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione delle proprie azioni e degli inseguimenti. A differenza del risentito, che trae piacere soprattutto dallo spaventare e torturare la vittima, il predatore prova soddisfazione e senso di potere nell’osservarla di nascosto, nel pianificare l’agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni. I predatori, sono sempre di sesso maschile, presentano spesso parafilie e solitamente vengono arrestati per molestie sessuali o, nei casi più gravi, per omicidio. Tra le tipologie rappresentano numericamente una modesta parte ma la più pericolosa. Le prede possono essere adulti o bambini, donne o uomini.

Seguendo lo studio comparativo condotto da Zona e altri (1993), lo stalker viene classificato nel seguente modo:

  • ossessivo semplice: in questa tipologia esiste una relazione precedente tra aggressore e vittima, ad esempio un rapporto di vicinato, una relazione di lavoro, oppure una relazione passata. In questo caso, ci può essere molestia insistente perché il rapporto è stato interrotto o perché l’aggressore ha ricevuto maltrattamenti quindi vuole o ricongiungersi con l’altro o cercare un qualche tipo di risarcimento;
  • erotomane: (idea delirante di relazione) secondo il DSM-IV-TR il tipo erotomanico costituisce un sottotipo tra i disturbi deliranti. Il tema centrale del delirio è la convinzione che un’altra persona (in questo caso la vittima di stalking) sia innamorata del soggetto attore (stalker). Il delirio spesso riguarda un amore romantico, idealizzato e un’unione spirituale piuttosto che sessualmente incentrata. La vittima di solito appartiene ad uno status più elevato rispetto all’aggressore e può anche essere del tutto sconosciuta. In questo caso sono comuni i tentativi di contattare la vittima telefonandole  scrivendole lettere, inviandole doni ecc.;
  • amante ossessivo: ha caratteristiche simili al tipo erotomanico, ma non vi è una precedente relazione. La vittima il più delle volte è un personaggio pubblico. L’infatuazione non è accompagnata dalla convinzione che tale sentimento sia ricambiato. Meloy ha introdotto i termini di “erotomania non delirante o boderline” e di “inseguitore ossessivo”. Ciò che distingue l’erotomania non delirante o borderline dall’erotomania classica è l’assenza di convinzione che l’oggetto delle molestie sia effettivamente innamorato del molestatore. E’ tipico dell’erotomane non delirante manifestare un intenso attaccamento e infatuazione non ricambiati nei confronti della vittima, con cui di solito ha intrattenuto un’effettiva relazione. Questo gruppo di stalker presenterebbe diversi elementi di organizzazione di personalità borderline come vacillante contatto con la realtà, alternanti sentimenti di idealizzazione ed episodi di collerica svalutazione. Il termine “inseguitore ossessivo” (obsessional follower) secondo Meloy ben riprende il tipico comportamento ossessivo costituito dal seguire, pedinare e aggirarsi attorno alla vittima. Meloy (1996) definisce l’inseguitore ossessivo “…una persona che mette in atto un tipo di comportamento anormale a lungo termine di minaccia o molestia diretta ad uno specifico individuo”. Ferraris definisce il “delirio erotomane” “una forma spinta del bisogno d’affetto ed è più frequente nelle donne. Qualsiasi tipo di risposta, compresi i maltrattamenti e gli insulti, viene letta come un segno di incoraggiamento. Lo stalker in questo caso è chiuso in un suo bozzolo difensivo che lo rende impermeabile ai segnali che provengono dall’esterno. Per infatuarsi o innamorarsi di una persona non è necessario essere ricambiati. Nella maggior parte delle persone, quando ci si accorge che l’altro non prova gli stessi sentimenti o la stessa attrazione, man mano si abbandonano le speranze e ci si rassegna, l’erotomane, invece, non accetta di non essere ricambiato. Egli è convinto, e ha bisogno di credere, che l’amore ci sia, o che ci sarà, al di là delle apparenze. Per questi “malati d’eros” l’amore non si fonda sulla comunione e sulla reciprocità, ma su una fissazione totalizzante. Questa condizione psichica è anche nota con il nome di “Sindrome di de Clèrambault”.

Aspetti motivazionali

Alla base della molestia, vi è la difficoltà , da parte del persecutore, di interpretare correttamenti i segnali sociali e rispettivi significanti e riconoscere come inadeguati ed eccessivi i propri comportamenti.  Lo stalker non riesce a decodificare adeguatamente i feedback pronenienti dal mondo esterno: si viene a creare così una disparità percettiva tra autore della molestia e vittima circa il significato e l’intensità della relazione (ad esempio un saluto da parte di una donna o una chiacchierata un pò più lunga da parte di una collega possono essere interpretati come segno di interesse). Si può considerare quindi lo Stalking un disturbo che investe la relazione e la comunicazione. Secondo alcuni autori la molestia insistente nasce da un “malinteso originario” sul significato della relazione, che può essere più o meno evidente (Curci e Galeazzi, 2001). Il malinteso può nascere in ambiente di lavoro da un elemento di ambiguità nella relazione tra colleghi (Davis e Chipman, 1997) o nel caso dell’erotomane dal suo stesso delirio. Anche l’utilizzo di nuove tecnologie (email, sms, chat), fungendo da filtro tra mittente e ricevente,  può creare un falso senso di intimità e facilitare il malinteso.

Conseguenze psicologiche sulla vittima

Gli effetti riportati dalle vittime di stalking vanno dall’iniziale senso di disagio per le insistenti attenzioni alla paura per se stessi e per i propri cari sino ad arrivare ad un vero senso di terrore diffuso.  Lo stato di di preoccupazione porta successivamente ad adottare misure di protezione sempre più drastiche (sistemi d’allarme, nuovi numeri telefonici, traslochi ). Spesso si chiede aiuto psicologico per disturbi d’ansia, disturbi del sonno, disturbi post-traumatici da stress. L’83% delle 145 vittime intervistate da Hall (1998) riporta un cambiamento dello stile di vita. Nel campione di Nicastro e altri (2000), costituito da 55 vittime di stalking in ambito domestico, è stato riscontrato anche un aumento del consumo di farmaci per sedare ansia e paura (Curci, Galeazzi, 2001).

Conclusioni

Per concludere, lo stalking può essere considerato un disturbo (anche se non ancora codificato) che investe la capacità di relazionarsi e comunicare con altri,  spesso associato a seri quadri psicopatologici. Lo stalking non è fenomeno recente ma solo negli ultimi anni ha richiamato l’attenzione di studiosi e media soprattutto a causa degli ultimi fatti di cronaca.

Oggi, anche in Italia, dopo anni di battaglie legali, è stato approvato il disegno di legge che punisce la condotta molesta reiterata, ora le molestie assillanti sono punibili! E’ auspicabile che già questo provvedimento porti con sè la capacità di ridurre o contenere il fenomeno.

Fabrizio Pomarico


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One thought on “Stalking, molestie assillanti: ora sono punibili

  1. edgardo

    molto bello

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